Food safety

La sicurezza alimentare

Il 7 giugno è stata la giornata mondiale della sicurezza alimentare.

Cerchiamo di capire un po’ meglio cosa significa “sicurezza alimentare” e vediamo di farlo alla luce della normativa comunitaria attualmente in vigore: primo su tutti il regolamento CE 178/2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa le procedure nel campo della sicurezza alimentare.

L’argomento è vasto, tecnico e forse non adatto ad essere trattato in questa sede. Tuttavia pensiamo che alcuni passaggi vadano almeno accennati, se non per compiacere qualche fino giurista da tastiera quantomeno per incuriosire qualche cittadino ricettivo.

 

Partiamo senza girarci troppo intorno: se un cibo non è sicuro chi lo mangia rischia di stare male. Parrà una banalità, ma forse è importante comunque ribadire che dietro l’etichettatura e i tanti protocolli da rispettare in fase di produzione non ci sta altro che la tutela della salute pubblica.

Qualche numero secondo una recente stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): ogni anno circa 600 milioni di persone si ammalano per aver ingerito cibi contaminati da batteri, virus, tossine o agenti chimici.

Di questi 600 milioni più di 400.000 muoiono.

Sono tanti, troppi, e teniamo a mente che intere zone del mondo non riescono a fornire dati attendibili per poter costruire delle statistiche veritiere.

EU flag

In primo luogo il regolamento 178 chiarisce gli intenti della politica di cui è espressione: garantire la libera circolazione di alimenti sicuri per assicurare la salute dei cittadini europei e del mercato interno.

Obiettivo perseguito sottoscrivendo norme comuni per tutti gli stati membri.

 

Altro caposaldo della politica alimentare comunitaria, di cui è importante prendere coscienza, è il principio di precauzione. Questo è sostanzialmente una strategia per la gestione dei rischi in campo ambientale e di salute pubblica.

Ma cosa stabilisce questo principio?

Facile: se non ci sono dati sufficienti per poter escludere la presenza di pericoli su una determinata questione, si prendono comunque, al fine di contrastarne le possibili conseguenze, delle misure per agire come se ci fossero.

Insomma, per non sapere né leggere né scrivere, ci si prepara al peggio.

Efsa logo

Ma chi si occupa di analizzare i possibili rischi in questione? Avete mai sentito parlare dell’EFSA?

L’EFSA è l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, un ente con sede a Parma, in Italia, istituito con il regolamento 178/2002.

Al suo interno ci stanno le persone con i camici da scienziato che calcolano quanto quello che decidiamo di mettere in bocca sia rischioso per la nostra salute. In pratica studiano, ricercano e forniscono pareri indipendenti all’Unione Europea e agli stati membri che gliene fanno richiesta.

Pochi mesi fa, l’EFSA ha dato il via libera al consumo di larve di Tenebrio molitor stabilendo, dopo ricerche che sono durate qualche anno, che il loro consumo non costituisce alcun rischio per la salute umana.

Buono a sapersi no?

 

Queste son solo pillole di sicurezza alimentare, chissà se servono davvero a qualcosa, noi però un paio di punti ci tenevamo quantomeno ad accennarli.

Per chi vuole approfondire l’argomento il sito dell’EFSA è pieno di cose interessanti da cliccare: articoli, studi e pareri; dateci un’occhiata se vi va.

Il messaggio che vorremmo far passare è questo: toglietevi dalla testa che ottenere un’etichetta sia una cosa semplice.

Fare innovazione in campo alimentare è complesso e pieno di rischi d’impresa.

A noi sta bene così, nessun problema, poche polemiche e tanto lavoro, quando si ha fiducia in un progetto non sono questi gli ostacoli che fanno paura.

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